Circa un anno fa i giovani studenti e ricercatori who took to the streets against the plan of destruction of public schools led by the Minister Gelmini on behalf of the Berlusconi government had coined a slogan that, faced with the image of a global capitalism in a panic, went like this: "We the crisis we pay. " A year away what is about to happen in Greece is a clear message that, instead, the crisis European Union governments, without much distinction of color, want to make it pay with the interests of speculators and bankers and delegating policy Status of vultures in a double-International Monetary Fund. Greece and Italy and called the other European countries meet. In Greece crisi la pagano i lavoratori, a cui si chiede di andare in pensione sempre più tardi e di bloccare il diritto all’adeguamento dello stipendio all’inflazione; in Grecia la crisi la paga la comunità nazionale a cui il Fondo Monetario Internazionale impone di svendere i beni pubblici ai privati: a cui si chiede, in sostanza, di pagare con le proprie tasche i danni del sistema capitalistico e del governo di affaristi del conservatore Karamanlis. In Italia i degni compari di Karamanlis al governo ci sono ancora e c’è già chi dice – Maurizio Gasparri - che il debito pubblico al 120% del p.i.l. non è un problema perché il nostro è un paese ad alto tasso di risparmio privato e quindi lascia intendere che anche la nostra crisi sarà pagata con i soldi dei risparmiatori e dei lavoratori. E c’è chi dice, come Italo Bocchino, che è inderogabile alzare l’età pensionabile di almeno due anni, evidentemente dimostrando che, quando si tratta di fare favori ai padroni, berlusconiani e finiani sono sempre gli stessi servi. Eppure è ancora vicinissimo lo spettacolo indecente degli Stati europei che riempivano le falle delle borse e della speculazione internazionale regalando loro centinaia di miliardi di euro senza chiedere in cambio nulla. Per questo noi diciamo che oggi in Grecia e domani in Italia non arretreremo di un millimetro se si penserà di ripianare i debiti della politica e le speculazioni delle banche succhiando il sangue dei lavoratori, o licenziando e regalando beni pubblici a privati e amici come il governo Berlusconi ha fatto svendendo Alitalia a spese degli italiani, lottizzando anche le tragedie a L’Aquila e togliendo una prospettiva di futuro e lavoro ai giovani laureati italiani, e a tantissimi giovani meridionali, a cui viene preclusa la possibilità di insegnare perché si vuole eliminare un bene scomodo come la scuola di massa. Noi diciamo che ad ogni livello i debiti del sistema deve pagarli il sistema: che a pagare siano le giunte comunali, provinciali, regionali e i Governi che hanno fatto aumentare a dismisura i debiti, che a pagare siano i consigli di Amministrazione, le province inutili, i ladri di partito che hanno svenduto il patrimonio pubblico ai privati e i furbetti di ogni quartiere che lo hanno preso speculando e licenziando. Senza distinzioni, perché non ci sono padroni di destra o padroni di sinistra ma deve semmai esserci una sinistra che difende e promuove la sacralità dei beni pubblici. Non si tratta solo di resistere quanto di attaccare e riprenderci i nostri diritti e le nostre parole. Non un passo indietro, allora, sulla scuola, non un passo indietro sulla salute, non un passo indietro sui trasporti, non un passo indietro sull’acqua e i beni essenziali che si vogliono svendere ai privati. Non un passo indietro sulla nostra pelle e sulla nostra pelle misureremo chi sta dalla parte del popolo e chi dalla parte degli affari.
P.s.: Manifesto politico apparso ieri a Mosorrofa (Reggio Calabria).
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